“Il vostro cassone è solo un pezzo di ferro” 

Fu questa la frase che mi sentii rivolgere da un cliente, ormai diversi anni fa e ancora oggi risuona così limpida nella mia testa. Ed oggi, più di ieri, devo ringraziarlo per averla espressa, poiché da quel momento capii che non dovevo più vendere cassoni in ferro, ma produrli di un materiale diverso, più leggero, ma ugualmente resistente.

Mi chiamo Simona Cucini e questa è la mia storia.

Fin dall’età in cui iniziai a pensare al mondo del lavoro, avevo un unico obiettivo, essere di aiuto per la mia famiglia, non essere un peso, ma una figura importante per mandare avanti l’azienda di cui da sempre sentivo parlare e che guidava mio padre. Volevo fare anch’io la mia parte.

Ma una donna che vendeva cassoni non era credibile all’epoca, una donna fuori settore non veniva presa sul serio dai clienti, prettamente uomini.

Iniziai così a lavorare in officina all’età di 20 anni, occupandomi dei collaudi, delle omologazioni e dell’amministrazione dell’azienda. Mi ero messa in testa di ricoprire qualsiasi ruolo, senza aver paura di sporcarmi le mani, eliminando qualsiasi pregiudizio.

Iniziai ad occuparmi dell’area commerciale presentandomi direttamente dai più grandi clienti e aziende del circondario, ma niente, nelle loro menti non prendeva piede l’idea che una donna potesse vendergli dei cassoni ribaltabili, i prodotti che gli presentavo non li attiravano e si finiva sempre a discutere sul prezzo.

Da lì mi accorsi che dovevamo cambiare tutto, il nostro cassone non doveva essere paragonato agli altri, ma risolvere un problema. Tornai in officina un po’ sconfitta dalle aspettative andate in fumo, ma con la voglia di non arrendermi mai.

Mi misi a tavolino con mio fratello Fabio, responsabile tecnico, e a seguito di un’attenta analisi sugli acciai, avevamo capito che uno dei maggiori problemi sui veicoli era la portata utile. Iniziammo a cercare soluzioni funzionanti, e dopo un’attenta valutazione sulla materia prima, intrapresi un viaggio in Svezia, ed ecco l’idea vincente, l’introduzione del cassone in acciaio alto resistenziale zincato.

Ma presto si rivelò un progetto forse troppo arduo, le spese di trasporto ci sarebbero costate troppo, stavamo quindi per abbandonare l’idea quando un cliente a cui invece piacque ci ordinò 20 cassoni con quel nuovo materiale, leggero, ma altrettanto resistente.

Da quel primo ordine nacque la collaborazione con i nostri partner svedesi, che ci ha permesso di diventare l’azienda che siamo oggi, facendoci distinguere per il nostro prodotto e permettendoci di collaborare con le migliori aziende, dalla Piaggio alla Reanult, in Italia ed in tutta Europa.

Così riuscii nella mia piccola impresa e da allora non c’è cliente che non voglia parlare con me, che non si fidi di Simona e che non rimanga soddisfatto da ciò che offriamo.